TESTI PUBBLICATI
ecco le trascrizioni di alcuni testi di Roberto Pinetti pubblicati su catalogo
Chissàchissono

Questo gruppo nasce a seguito di una mia proposta della fine del '95. Quell'anno ero stato il curatore di alcune esposizioni del circuito parmigiano "giovani artisti" per conto dell'Assessorato alle Politiche Giovanili. In quella veste per me inusitata (lusinghiera ma anche un po' scomoda), avevo visto sfilare più o meno virtualmente, cioè non sempre in carne ed ossa, alcune persone interessate all'operatività nel settore delle arti visive in modi a volte affini al mio ed altre molto diversi. L'idea conseguente fu che se avessimo potuto incontrarci e conoscerci forse qualcosa ne sarebbe nato. Che cosa? Nuove idee, operazioni, progetti, ma soprattutto: relazioni, scambio, comunicazione. Il gioco è fatto! Eccovi il primo concreto risultato: una mostra ed un catalogo ad illustrarla. Io non figuro fra gli espositori; in questo caso ho preferito defilarmi ritagliandomi uno spazio di sola parola, materia che egualmente al pigmento amo. Una contraddizione? Si, se solo per un momento avessi preso questa "uscita" nella Rocca di Noceto come la vera conseguenza, la finalità degli incontri avuti fino ad ora. Non è così per me. Non mi sforzerò di cercare intenti comuni e coerenze interne in questo gruppo perché, in verità, non ce ne sono. C'è però molto di più di una coerenza formale o un'unità di pensiero; vi sono persone che hanno perseverato nell'incontrarsi, nonostante le differenze di carattere, di formazione e cultura, di visione della vita.. Nonostante e proprio per quelle diversità. E' stato detto che l'informazione risiede nella differenza, cioè in quel mutamento avvertibile tra due stati (pensate ad un oggetto che dallo stato di immobilità passi a quello di moto) che così, come osservavano gli psicologi della "Gestalt", diviene percepibile. Ora, poiché è proprio l'informazione che sta alla base della comunicazione, penso alle differenze dei singoli componenti questo gruppo, unite alla volontà di incontrarsi, come ad un’invidiabile ricchezza. Non è detto che sia per tutti un fenomeno consapevole: fra loro c'è chi deve ancora far sentire la sua voce, chi fa sentire troppo la propria faticando poi a sostenerne i propositi con azioni concrete, chi invece, forte delle proprie idee ed intenzioni, si fa carico di attuarle anche per questi; c'è poi chi non ha ancora deciso se fare di sé un vero artista e attende di maturare le proprie intime convinzioni sullo scorrere degli eventi e, diversamente, chi ha già idee chiare circa il proprio modo di essere nel mondo. Nessun manifesto, nessun editto o programma teorico. Siamo in un periodo storico dove l'arte è dichiarata ovunque ma rintracciabile in nessun posto, dove vorrebbe essere ancora male-detta piuttosto che ignorata, dove, confusa coi suoi possibili mezzi (le nuove tecnologie), c'è chi la vorrebbe "di massa", fondendo demagogie populiste con una non più chiara aspirazione a "democratiche" distribuzioni del sapere. In un simile tempo non scorgo di meglio che l'opportunità di un confronto fra chi individualmente procede per quel solitario cammino di scoperta e conoscenza che è la ricerca artistica e l'incontro con tutti coloro i quali, almeno per il momento di una mostra, vorranno beneficiarne.

dal catalogo «Viaggio Nudo» expo alla Rocca di Noceto - Comune di Noceto - Assessorato alla Cultura

LA SUBLIME INCERTEZZA.


Che cosa accadrà domani? Fino a quando vivrò? L'intera nostra vita si basa su un cumulo di "solide incertezze". La scienza stessa ha da tempo capitolato di fronte alla necessità di dirsi "certa" optando per il "relativismo" e le approssimazioni statistiche; tanto che qualunque scienziato degno di questo nome non si permetterebbe mai di dar per "assolutamente vera" una teoria o l'interpretazione di un dato fenomeno (anche se poi è tenuto a comportarsi come se fosse tale). "L'unica certezza in vita è la morte" è stato detto. L'avvento della "teoria delle probabilità" e della "statistica inferenziale" ha fatto sì che qualcun altro, con una discreta dose di umorismo, modificasse quell'affermazione in (cito a braccio): "visti i dati in nostro possesso, vi è un grado elevatissimo di probabilità che ognuno di noi muoia". Trovo interessante questo paradosso della scienza che rende incerto ciò che era certo e viceversa ci rassicura sempre di più circa la precisione delle sue ipotesi e previsioni. C'è stato un tempo in cui mi domandavo che posto avrebbero mai potuto avere le Arti in un mondo sempre più logico, razionale, "scientifico".. Questo fino a che non ho approfondito un po' meglio il pensiero scientifico da un lato e quello legato all'Arte dall'altro. Cioè fino a quando non ho abbandonato quella visione assolutista e "infantile" che pretende di iniziare ogni domanda con la parola perché. L'Arte ci insegna, attraverso la sua prassi, che un sistema di codici, tecniche, conoscenze, per quanto raffinate, non ci esime dall'incertezza circa l'esito finale delle nostre fatiche; incertezza che è parte della vita stessa. Accettarla, non bandirla da sé, mi pare l'unica risposta possibile. Penso ad uno dei pazienti che ho seguito in qualità di psicoterapeuta. Un uomo di notevole intelligenza ed ottima cultura il cui mondo circostante, al momento in cui venne da me, si stava progressivamente e pericolosamente contraendo. Una particolare "fobia" gli impediva, procurandogli una fortissima angoscia, di spostarsi liberamente in vari luoghi fino al punto di doversi riconoscere fortemente limitato nei più banali percorsi della vita quotidiana. Questo signore aveva sempre fatto gran uso delle proprie doti razionali: soleva organizzare il lavoro, così come le ferie, con un rigore ed una precisione assoluti, cercando di prevedere, e di conseguenza risolvere a priori, qualunque problema o contrattempo si fosse potuto presentare. Fu presto chiaro che, per quanto il signor "X" si sforzasse di "pianificare" ogni cosa, la vita riservava sempre qualche "sorpresa" imprevedibile. Fossero eventi tragici come le malattie o addirittura la morte di persone vicine oppure momenti di gioia inattesa, tutto ciò era parte della vita stessa, spesso "inspiegabile" ma comunque da accettare in quanto tale. La Dea Ragione per quanto precisa e spesso supponente ci lascia soli proprio in alcuni momenti cruciali dell'esistenza, quando dobbiamo fare i conti con l'inesplicabile. Credo sia proprio questo che rende l'Arte così importante, per chiunque, sia artista o soltanto fruitore. Credo sia proprio la sua caratteristica di utilizzo della razionalità per poi trascenderla, la capacità di spostarsi dalla logica all'analogia contenendole entrambe: così come avviene nella vita, questa sublime incertezza che ci fa esistere. Almeno... ..credo.

dal catalogo «Eventi Incerti» - Università degli Studi di Parma

DEDALO. IL MITO DELL'ARTISTA.

Nel riproporre questo racconto la mia attenzione si è fissata sulla struttura d'un percorso narrativo scandito in quattro momenti, ognuno dei quali risulta essere una parte contrastante ed insieme, paradossalmente, coerente rispetto a quella che la precede.
Nello stesso modo mi pare, peraltro, si comportino le stagioni dell'anno, le quali, nel loro periodico ripresentarsi, l'una all'altra indissolubilmente connesse sono, però, altrettanto chiaramente varie, diversificate e, addirittura, fra loro contrapposte.

Questa semplice osservazione introduce, così, il tema fondamentale di una ciclicità infinita, la quale, assai più d'un concetto evolutivo di tipo lineare (il quale prevederebbe un punto assoluto d'inizio ed una conclusione altrettanto definitiva), suggerisce l'opportunità di collocare su differenti stadi il racconto che, a mano a mano, descrive il percorso esistenziale d'un essere umano.

Accanto, quindi, al termine col quale ho sintetizzato il "senso" d'ognuno dei quattro passaggi essenziali della narrazione, collocherò il nome d'una stagione, certo che l'analogia insita in quest'associazione ci aiuterà a svelarne alcuni aspetti significativi.

C'è un'arte dei critici e degli storici, un'arte dei mercanti, un'arte degli appassionati, una dei sociologi, degli antropologi e degli psicologi e un'arte... di chi dell'arte non s’interessa affatto. Mi riferisco alle infinite chiavi di lettura, idee e (perché non dirlo!) preconcetti, che di volta in volta si avvicendano nell'interpretazione di questo "fenomeno". Poi, ovviamente, c'è il punto di vista di chi l'arte la produce.

Consapevole della duplice presunzione di cui m’investo, tenterò, comunque, di proporre alcune considerazioni partendo dalla mia esperienza d'artista (prima presunzione), e cercando, nel contempo, di rimandarne il "senso" anche in un'ottica "universale" (seconda presunzione).

Mi è utile riportare, qui, un brano tratto dal famoso scritto d'un grande artista agli albori del ventesimo secolo:



" (...) Si è detto che l'arte è figlia del suo tempo. Un'arte simile può solo riprodurre ciò che è già nettamente nell'aria. L'arte che non ha avvenire, che è solo figlia del suo tempo ma non diventerà mai madre del futuro, è un'arte sterile. (...) Anche l'altra arte, suscettibile di nuovi sviluppi, è radicata nella propria epoca, ma non si limita ad esserne un eco e un riflesso; possiede invece una stimolante forza profetica, capace di esercitare un'influenza ampia e profonda.
La vita spirituale, di cui l'arte è una componente fondamentale, è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso quanto chiaro e preciso. É il movimento della conoscenza. Può assumere varie forme, ma confessa sempre lo stesso significato interiore, lo stesso fine."



(da: "Lo Spirituale nell'Arte" di Wassily Kandinsky - Bompiani 1993 scritto nel 1910; prima edizione pubblicata nel Gennaio 1912)
Nei termini tradotti in italiano con: movimento ascendente e progressivo" e "movimento della conoscenza", tesi a descrivere "la vita spirituale" secondo Kandinsky, ritrovo le parole chiave che rimandano alla medesima aspirazione verso nuovi livelli di coscienza presenti nel mio progetto artistico ed esistenziale. Si tratta di qualcosa che ricorda molto da vicino il percorso verso "l'individuazione" descritto da Carl Gustav Jung.
Se, però, questo "cammino" ha il valore "universale" che studiosi della psiche ed artisti come quelli appena citati hanno saputo cogliere, c'è anche una distinzione da fare. Kandinsky, infatti, parla di "vita spirituale" dove Jung studia e descrive la "dimensione psichica" dell'uomo. L'artista pare quasi evocare il "percorso spirituale" insito nella sua prassi, mentre lo psicologo si confronta con i processi "evolutivi" dell'Anima propri del suo studio.

Non vi è contraddizione e nemmeno coincidenza, si tratta, comunque, di distinguere. Così come James Hillman ha più volte affermato è anche mia convinzione che il mondo "spirituale" ed il mondo "animico" non siano la medesima cosa ne possano essere, semplicemente, sovrapposti. Al contrario essi descrivono una "polarità", due dimensioni, cioè, "opposte e complementari" le quali sottendono nella loro articolazione la "complessa unicità" dell'essere umano.
(…)
Il mito di Dedalo, ha in sé, fra le altre cose, questo tema fondamentale: la "giusta posizione" in cui l'Artista (ma, ovviamente, anche qualunque essere umano) deve collocarsi (o, se vogliamo, collocare il proprio Sé) fra la "dimensione" che "fa anima" e quella che "fa spirito".

Vedremo in seguito come sia il Mare a rappresentare l'aspetto "animico" così come il Sole ci riporta a quello "spirituale". Questi due simboli ci ricondurranno, inoltre, anche ad altre associazioni quali, ad esempio, il mare-inconscio ed il sole-intelletto. Aspetti, questi ultimi, essenziali per una comprensione dell'umano esistere scandito dai temi della Profondità e, insieme, dell'Altezza.

Da sempre l'operare artistico testimonia la dialettica tra conscio ed inconscio, mondo razionale e mondo affettivo, pensiero e materia, individuo e collettivo. Da sempre l'artista incarna il mito eroico descritto da Carl Gustav Jung: colui che deve attraversare le più oscure profondità della sua anima per riemergere arricchito di nuova coscienza.

(…) Elemento unificatore per eccellenza di questo processo è "il Simbolo". Allo stesso titolo dei processi onirici, i sogni, anche il corpo ci parla, il più delle volte impietosamente e senza mezzi termini, ma con quel linguaggio particolare tipico dell'inconscio, l'analogia, che rende vano qualunque tentativo di capire razionalmente per aprirci, invece, ad una più ampia capacità di "comprensione" una volta entrati nella dimensione simbolica.

I simboli, "trasformatori d’energia", così definiti da C.G.Jung, non a caso sono al centro del lavoro psicoterapeutico come di quello artistico. Ora immagini oniriche, ora eventi quotidiani, parole o fatti, ricordi o desideri, ora parti del corpo malate, organi sofferenti, ora espressioni creative che prendono forma d'opera d'arte.
Ma altre sono le analogie fra queste due modalità esistenziali: Psicoterapia e Arte. La principale, per quanto mi riguarda: un lungo e difficile percorso verso l'acquisizione di nuovi livelli di coscienza.
(…)

Mi piace pensare che un'altra forte analogia fra le mie attività risieda nel termine "vedere". Così come il terapeuta aiuta il paziente a "portare alla luce" qualcosa che prima era sommerso, oscuro, inconscio, l'artista rende visibile ciò che prima era invisibile e, operando in questo modo su se stesso, crea le condizioni, l'occasione, per la propria e l’altrui presa di coscienza.

Lavorare coi simboli significa, quindi, operare con la parte più profondamente ed autenticamente connessa alla Vita, significa porsi al centro della propria esistenza, significa acquisire la capacità di "attribuire senso" ad ogni evento che l’attraversa ed accettare consapevolmente la "responsabilità" che tutto ciò sottende. Percepisco, infatti, un unico legame che connette fra loro parole importanti quali: consapevolezza, responsabilità e libertà. Sviluppare la propria consapevolezza nel mondo comporta l'assumersi la responsabilità di attribuire significato ad ogni cosa ci accada, indipendentemente dal ricercare colpevoli o pretesti. Solo un simile atteggiamento ci può collocare al centro d'una vita "significante" in cui, lungi dall'essere onnipotenti, possiamo, invece, costruire, giorno per giorno, la nostra personale libertà nutrendola con l'autenticità del nostro agire.

Da Alphacentauri - Rivista dell'omonima Galleria d'Arte di Parma - abstract

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