TESTI EXPO
Titolo:

"Una Venere di cellophane sorge dall'acqua di una piscina di gomma.

Il cuore del chirurgo: organo impari e cavo, centro propulsore del sistema circolatorio.

Il cuore del cuoco: carne di secondo taglio.

Tutte le parole scritte pendono ora lievi ed inerti dal soffitto.

Una coppia di paperelle di plastica pare sul punto di tuffarsi in acqua.
Non è certo che sappiano galleggiare".

Materiali:
Tecnica mista su carta, acrilici su cellophane, fotocopie su acetato, piscina gonfiabile con acqua, papere in plastica e ambiente.


Installazione
Giugno-Luglio 1997
Ragazzola (San Secondo - PR )
Sabato 27 Febbraio, a Parma, in Via Nazario Sauro,16 ha preso il via una mostra di Roberto Pinetti con alcune interessanti peculiarità. La prima si riferisce al fatto che, in realtà, le mostre sono due: "Le immagini del femminile" (dal 27 Febb. al 5 Marzo) e "Abbracci" (dal 6 al 12 Marzo; seconda inaugurazione sabato 6 ore 18.00). Un piccolo spazio dilata così la sua capienza moltiplicando le proprie potenzialità.
Un altro aspetto "anomalo" è la scelta di stigmatizzare la conclusione della mostra allo stesso modo dell'inaugurazione (Giovedì 11 Marzo ore 21.00).
Un ulteriore elemento di interesse é derivato certamente dalla nobilitante presenza musicale del pianista Luca Savazzi intervenuto all'avvio dell'esposizione.
Pinetti si ripresenta alla sua città dopo un lungo periodo di ricerca solitaria punteggiata, negli ultimi due anni, da alcune "uscite" col Comune di Parma sotto forma di "installazioni" tese all'indagine che connette l'Arte al Sacro. Analoghi discorsi ripropone ora con la sua pittura impregnata di mito, simboli e archetipi; in realtà quasi una "micro-antologica" dedicata a due "tematiche" che hanno particolarmente segnato la poetica di questo artista.
Gli interventi critici sono a cura di
Bruno Neumann e Gemma Carbone.
(comunicato stampa 1999)
La mia Casa è il Cuore del Mondo.


Ogni vita è un viaggio, che parte da casa e a casa ritorna. Cercare se stessi percorrendo le strade del mondo non è l'unico modo possibile. Sono molte le persone che possono permettersi di percorrere migliaia di chilometri per raggiungere in poco tempo i luoghi più "esotici". In un'epoca che pare non avere più limiti spaziali si indebolisce il mito del "viaggiatore eroico". A Ulisse ho preferito la creatività recettiva propria del "femminile". Allo spostamento nello spazio sostituisco quello nel tempo, della memoria affettiva. Capace di stare, capace di essere, capace di ricordare, in ogni caso "capace" contenitore di sentimenti; anche di quelli che segnano dorsi di cartoline e giungono dopo lunghi e tortuosi tragitti fino al mio cuore.

installazione alle stanze di San Paolo Parma 1994
Riconsacrazione,
Riflessioni sul Sacro.


Nel potere dei simboli risiede la forza dell'arte. Chi potrà dirsi "artista" se non possiede questa consapevolezza? Come pretendere di essere ascoltati, guardati, conosciuti, compresi, se non si è in grado di fare altrettanto con ciò che ci circonda? Una chiesa sconsacrata è poi veramente sconsacrata? Cellula privata del nucleo, corpo senz'anima... Se nella sua radice sanscrita diabolico è ciò che divide, simbolico ci rimanda invece a ciò che unisce. Separare le cose dalla molteplicità dei loro significati è il vero atto diabolico che si contrappone a ciò ch'è sacro. Ma tutto è ancora lì, presente e sommerso come le pietre e i mattoni lo sono sotto più o meno recenti intonaci ignari. Ridare la voce alle pietre, comporre frammenti di specchi a riflettere entro penombre oramai millenarie, è l'unico atto possibile, per me, in questo luogo, in questo momento.

installazione nella chiesa sconsacrata di San Ludovico Parma 1996

Ogni Cosa è Effimera
Tutto è Infinito

Esercizi prossimi al rito.
(Spirale di terra).

Dove nascono i riti? Uomini d'epoche lontane mettono assieme oggetti, compiono gesti, producono simboli. Atti razionalmente inspiegabili che non "servono" a nulla.. Ma tracciano un ponte, oltre lo spazio ed il tempo, per raggiungere Dio, l'Infinito, il Trascendente. Per congiungersi con l'Universo. Uomini e donne particolari che spesso hanno "strane" visioni. Il cui sguardo rivela ciò che agli altri rimane oscuro. Alcuni di essi, in tempi dimenticati, hanno per primi compiuto gesti che altri anche oggi ripetono. Erano gli "inventori dei riti", gli "iniziatori" di ogni "iniziazione". Gli altri sono coloro che continuano. Se avrete la fortuna di incontrare simili persone abbiatene cura e rispetto.

Palazzo San Paolo sede Assessorato alla Cultura di Parma 1997

Sarajevo, i cani, i fori dei proiettili, i muri crollati, la paura, i passanti veloci, le donne truccate, cento caffè, mille sigarette, in un giorno, la notte, il coprifuoco, la febbre alta, i pensieri appannati, le emozioni ardenti, le parole gridate, la voglia di partire, la voglia di tornare, la rabbia, l'amore da dare, potere della memoria, ricordare, dimenticare, conoscere, imparare, i giorni di una settimana, scoprirsi cambiati, le promesse fatte, io c'ero, anche tu.

testo da Sarajevo 1995

CROCE VIRTUALE di PIETRE SOSPESE

Le pietre, ossa del mondo, dura matrice di terra, scabro fondamento della natura, stanno ora sospese sulle nostre teste.
Sospese nella tensione dei fili che le trattengono, dilatano il presente in un istante infinito.
L’ordine si ribalta: ciò che era sotto ora è sopra ma nulla, in fondo, è cambiato. Sempre ci parla il linguaggio del tutto, di ciò che non spiega ne ragiona ma coniuga l’alto col basso, il cielo e la terra, la vita e la morte, la fine e l’inizio di ciò che non conoscendo giudizio non va giudicato.
Le pietre sospese ci donano lo stupore rivelandosi ai nostri occhi senza svelare il loro mistero. Anime dure del mondo, composte come nubi di asteroidi ordinati, tagliati da un segno di croce.

La croce come “crocevia” delle opposte direzioni, umana approssimazione all’infinitezza dell’universo. Simbolo di incontro, sintesi, trasformazione, incanala energie verso un centro e da esso le rimanda ai “quattro angoli del mondo”.

Le pietre e la croce. Natura e cultura si incontrano e si riconoscono: l’una parte dell’altra, l’una specchio dell’altra. Come in un nuovo ma insieme antichissimo rito lo spazio diviene il “luogo sacro”, dimensione fuori dal tempo che ci partecipa del “mistero”.

Testo di accompagnamento a progetto di installazione presentato per una "porta" della città di Torino.

Roberto Pinetti
Nulla é cambiato Tutto é cambiato.
di
BRUNO NEUMANN - Febbraio 1999

Roberto Pinetti nasce a Parma nel 1961 dove si diplomerà all'Istituto d'Arte per poi Laurearsi in Psicologia a Padova e, in seguito, specializzarsi in Psicoterapia a Milano. É un percorso apparentemente tortuoso la sua formazione, per molti non così chiaro forse, ma chi lo ha potuto conoscere percepisce inequivocabilmente la netta coerenza di una vocazione. La psicologia non si pone sulla sua strada come un'attività parallela ma semplicemente, e da subito, come il mezzo scelto da Pinetti per sviluppare la propria ricerca artistica. Ma anche questa affermazione darà probabilmente spazio a fraintendimenti. Tanti quante sono le concezioni circolanti della Psicologia. E di "psicologie", infatti, mi ha confidato di averne dovute "attraversare molte", Pinetti, prima di giungere a "quella visione profonda che non teme parole quali: Anima e Spiritualità". Negli ultimi anni ha abbandonato raramente il suo isolato ricercare producendo alcune installazioni che hanno ben rappresentato la sua attitudine a porsi in ascolto del proprio universo interiore per poi ritrovarsi ad espandere la propria coscienza nel mondo.
Ora Roberto Pinetti riappare. In un piccolo spazio della sua città propone due mostre, in sequenza, di segno e pittura, cioè dell'antica arte che non ha mai ripudiato. Propone due tematiche a lui care da tempo. L'Immagine del Femminile pesca nel mare magnum dell'inconscio collettivo le Grandi Madri che precedono il mito. É comunque un approccio personale al mondo femminile che, in questo senso, non vuole sottrarsi alla propria responsabilità ma rimane consapevole dell'universalità che riveste la "dimensione femminile" per ogni individuo. Gli Abbracci ripercorrono anch'essi una traccia che, dalla storia personale dell'artista, sfuma ineluttabilmente (e consapevolmente) nel rimando, a volte doloroso, alla necessità umana della relazione che si scontra con la sua intrinseca difficoltà, per giungere al senso dell'interezza data dalla coniunctio alchemica, senza poter prescindere dalla consapevolezza, così ben espressa nei miti, che ogni cosa nasce dall'abbraccio che unisce o dalla separazione che inevitabilmente sottende.
Viene da un periodo speciale Roberto. Ha attraversato momenti difficili, importanti, dolorosi, esaltanti, infelici. Mi ha confidato di aver pensato troppo e dipinto poco. No, non viene da un periodo speciale, ripensandoci. Solo percorre la strada che gli é data, nell'Arte come nella Vita.
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